La medicina rigenerativa

La medicina rigenerativa non punta a ricostruire una cartilagine ormai assente, ma a modulare un ambiente biologico alterato e diventato eccessivamente catabolico, cioè distruttivo.

Il problema nell’artrosi

Nell’artrosi, infatti, il problema non è la semplice usura, ma la cascata molecolare che ne deriva: i frammenti cartilaginei danneggiati si riversano nell’articolazione e, attivati dalle cellule infiammatorie, innescano una reazione a catena che aumenta gli enzimi pro-infiammatori.

PRP e cellule mesenchimali

È in questo scenario che interviene la medicina rigenerativa: non per sostituire le protesi o far ricrescere i tessuti, ma per bloccare queste cascate molecolari. Per farlo, sfrutta principalmente due strumenti: il PRP (concentrato piastrinico), che rilascia fattori di crescita capaci di spegnere l’infiammazione, e le cellule mesenchimali.

Queste ultime non si trasformano in nuova cartilagine, ma agiscono come un trapianto di cellule vive che, attraverso il dialogo cellulare, riequilibrano il microambiente articolare.