Artrosi del ginocchio: cosa fare prima della protesi

Quando il dolore da artrosi del ginocchio aumenta, molti pazienti arrivano alla visita convinti che le possibilità siano soltanto due: fare qualche infiltrazione oppure passare alla protesi di ginocchio. In realtà, il percorso terapeutico indicato dalle evidenze è più articolato.

La protesi è un trattamento efficace quando l’artrosi è avanzata, dolore e limitazione funzionale compromettono seriamente la qualità di vita e le strategie conservative appropriate non sono più sufficienti. Prima di arrivare alla chirurgia, però, è importante verificare che il trattamento non chirurgico sia stato realmente impostato e personalizzato.

Prima della protesi: rieducazione al carico ed esercizio

Le principali linee guida internazionali attribuiscono un ruolo centrale all’esercizio terapeutico. L’AAOS lo raccomanda con forza per migliorare dolore e funzione nell’artrosi di ginocchio.

Non significa semplicemente “fare fisioterapia”. Significa costruire un programma progressivo di rinforzo, recupero della funzione, controllo neuromuscolare e rieducazione al carico. Il ginocchio artrosico non deve necessariamente essere protetto da ogni sforzo: deve essere aiutato a tollerare in modo progressivo il carico adatto a quel paziente. Quando indicato, anche la gestione del peso corporeo fa parte del percorso.

Infiltrazioni: acido ialuronico, PRP e MFAT non sono la stessa cosa

Le infiltrazioni non dovrebbero essere prescritte automaticamente, né rappresentano una sequenza obbligatoria prima della chirurgia.

Acido ialuronico. Le linee guida non sono tutte concordi. NICE non ne raccomanda l’uso nell’artrosi e AAOS non ne raccomanda l’impiego routinario. Alcuni documenti di consenso europei lo considerano invece in pazienti selezionati. In generale, quando viene preso in considerazione, la selezione del paziente e lo stadio dell’artrosi sono fondamentali: nelle forme avanzate le aspettative devono essere più prudenti.

PRP (plasma ricco di piastrine). L’AAOS riconosce che può ridurre il dolore e migliorare la funzione, pur classificando la forza della raccomandazione come limitata. Il consenso ESSKA-ICRS del 2024 lo considera appropriato soprattutto nelle forme da iniziali a moderate (KL 0-III), dopo il fallimento di un adeguato trattamento conservativo, e non come prima terapia.

MFAT (tessuto adiposo microframmentato). È un’opzione ortobiologica più complessa e invasiva. Le evidenze stanno crescendo: revisioni sistematiche recenti mostrano miglioramenti clinici e risultati complessivamente comparabili al PRP in alcuni studi, ma la letteratura resta meno consolidata e non giustifica un utilizzo indiscriminato.

Il punto non è evitare la protesi a tutti i costi

Quando l’artrosi è severa e un percorso conservativo appropriato ha fallito, ritardare inutilmente una protesi indicata non è l’obiettivo. Il problema è arrivare alla chirurgia senza aver prima valutato seriamente esercizio terapeutico, rieducazione al carico e le opzioni infiltrative adatte al singolo caso.

La domanda corretta, quindi, non è “come posso evitare per sempre la protesi?”, ma: “ho realmente percorso tutte le tappe appropriate per il mio ginocchio?”

In sintesi

La terapia migliore non è necessariamente la più aggressiva o la più innovativa. È quella coerente con lo stadio dell’artrosi, i sintomi, l’età funzionale e gli obiettivi del paziente. Una valutazione specialistica serve proprio a costruire questo percorso, evitando sia trattamenti inutili sia una chirurgia proposta troppo presto.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica specialistica.

Fonti scientifiche

  • AAOS Clinical Practice Guideline: Management of Osteoarthritis of the Knee (Non-Arthroplasty).
  • NICE NG226: Osteoarthritis in over 16s: diagnosis and management.
  • ESSKA-ICRS Consensus on PRP injections for knee osteoarthritis, 2024.
  • Hohmann E. et al., Arthroscopy, 2025: systematic review on micro-fragmented adipose tissue.